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Crescere mamme

  • Dani
  • 16 giu 2015
  • Tempo di lettura: 1 min

Ancora un ricordo.

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Nel 2006/07 come Associazione Donne Internazionali abbiamo proposto un percorso per donne in attesa di un figlio e donne che avevano da poco partorito. L'obiettivo del percorso era creare un luogo di sostegno alla maternità in cui, avendo a disposizione figure professionali, una donna potesse sentirsi meno sola nell'affrontare un cambiamento di vita tanto grande.

Il percorso era rivolto soprattutto a donne migrati.

Io nel ruolo di educatrice, Caterina come coordinatrice, l'ostetrica Giusy Carolei e la mediatrice culturale Alzira Da Costa Baia.

In quel percorso non sono passate molte donne. Diciamo che i numero non è stato un vero successo.

Ma il lavoro che abbiamo fatto con chi è passato è stato di grande valore.

E' un lavoro che fanno anche i consultori. Che fanno anche i servizi comunali. Spesso viene proposto anche dalle osteriche.

Gruppi di donne che, confrontandosi, guidate da figure preparate, affrontano insieme le sfide che la maternità pone.

Che sia il semplice pesare il bambino (mangerà abbastanza? cresce?), o il parlare del fatto che non dorme, o del fatto che ci si sente tristi, sole, stanche, incapaci... serve. Serve a prendere coscienza e a prendere fiducia in sè.

La particolarità di ciò che noi abbiamo proposto sta nell'aver scelto di affrontare questo lavoro con donne migranti. Cioè donne che vivono all'ennesima potenza la sensazione di solitudine, perchè lontane da quel tessuto culturale e soprattutto amicale che il vivere nel tuo Paese d'orogine ti mette a disposizione.

 
 
 

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