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L'ottimista

  • Dani
  • 30 apr 2015
  • Tempo di lettura: 2 min

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La cultura con cui abbiamo a che fare per la maggiore è quella latino americana.

Cultura che, ci sembra di aver capito, ha una considerazione del tempo un po' diversa dalla nostra.

Insomma... diciamo che se ci si dà un appuntamento per le otto... generalmente per una donna sudamericana non ha alcun senso presentarsi prima delle nove.

Nessun problema in linea di massima... finchè la cosa resta all'interno di una cultura in cui tutti i partecipanti hanno lo stesso modo di gestire le cose.

Quando però ci si incontra con una cultura come quella bergamasca in cui se ti dico le otto... già se arrivi alle otto e cique sei un po' maleducato... allora può nascere qualche problema.

Per anni abbiamo lavorato per trovare punti di unione, in cui, attraverso la spiegazione delle motivazioni di entrambe le parti, si potessero trovare spazi di convivenza che non portassero a grossi problemi.

Bisogna dire che ultimamente non ci si può proprio lamentare!

Ci sono però dei casi extra

casi in cui... nonostante tutta la buona volontà... proprio non ce la si fa.. e il ritardo nel portare e nel venire a prendere il figlio è piuttosto... cronico. Oserei dire che è una forma mentis..

Per anni questa cosa ci ha messo a disagio.

Finchè è arrivata lei, l'OTTIMISTA.

Una mamma che col suo modo di fare si farebbe voler bene da chiunque e alla quale perdoneresti tutto.

Un giorno, dopo il millesimo ritardo, la millesima battuta, il millesimo sorriso

pubblica nel nostro gruppo in facebook un articolo, credo di Repubblica (che proprio non riesco a ritrovare)

in cui si dichiara che studi hanno dimostrato che

I RITARDATARI SONO PERSONE OTTIMISTE E FELICI.

Inutile raccontare le risate che non ci siamo fatte.

Da allora per noi tutte, mamme ed educatrici, lei è e resterà Katty l'ottimista.

 
 
 

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